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Febronia di Nisibis: Chi è

di Giuseppe Maggiore

per Amedit-Amici del Mediterraneo

Anno pubblicazione: 2004

25-Fevronia“Ben nove volte la Chiesa di Cristo aveva veduto gli spiriti dell’Abisso congiurarsi contro di Lei,

e nove volte questa navicella, che non deve perire, era sfuggita al naufragio.

Sulla terra regnava la pace. Diocleziano teneva nelle sue mani esperte lo scettro del mondo e sotto la protezione di quel principe famoso,

i cristiani godevano d’una tranquillità che fino allora non avevano conosciuta.

Gli altari del vero Dio incominciavano a disputare gli incensi agli altari degli idoli, le file dei fedeli aumentavano ogni giorno; gli onori, le ricchezze e la gloria non erano più il retaggio esclusivo degli adoratori di Giove,

l’Inferno, minacciato dalla perdita del suo impero, volle interrompere il corso delle vittorie celesti.

L’Eterno che vedeva le virtù dei cristiani affievolirsi nella prosperità, permise ai demoni di suscitare una nuova persecuzione;

ma, dopo questa ultima e più terribile prova, la Croce doveva finalmente ascendere sul trono dell’universo

     e i templi dei falsi dèi stavano per essere ridotti in polvere.”

MARTIRI, F.R.Chateaubriand (1768-1848)

St_FebroniaCenni storici

I primi tre secoli del cristianesimo non sono stati certo un felice prologo per la Chiesa: dall’anno 64, data della prima persecuzione emanata da Nerone, al 313 data dell’editto di libertà del culto cristiano emanato da Costantino a Milano, sono trascorsi 249 anni scanditi da ben dieci persecuzioni, durante le quali oltre dieci milioni di cristiani hanno subito il martirio a motivo della loro fedeltà al Signore. L’editto di tolleranza di Galieno (anno 262) sembrava avere avviato un processo di relativa libertà per la professione della fede cristiana, tant’è che agli inizi del IV secolo la Chiesa vede meglio delinearsi la propria organizzazione ecclesiastica e, parallelamente, cominciano ad affiorare le prime manifestazioni ascetiche tendenti a forme organizzate di monachesimo (Egitto, Siria, Asia Minore, Mesopotamia). Emblematico a riguardo il caso delle due catecumene Prisca e Valeria, rispettivamente moglie e figlia dello stesso imperatore Diocleziano. Tuttavia, l’avversione alla nascente Religione Cristiana maturata nel campo del pensiero, soprattutto ad opera dei filosofi neoplatonici Plotino e Porfirio, nonché del Cesare Galerio, tutore della vecchia disciplina, spingono Diocleziano a ribaltare il proprio atteggiamento tollerante verso i cristiani, ed a muovere contro di essi l’ultima e la più cruenta delle persecuzioni.

Essa ha inizio il 24 febbraio del 303 con l’editto di Nicomedia e si protrae, specie in Oriente, fino al 311.

                      

Vita di Santa Febronia

 

vg_febroniaProprio in terra d’Oriente, nella decima persecuzione, sotto l’imperatore Diocleziano, ha luogo la vicenda di Santa Febronia.

Nella città di Sibapoli, odierna Nusaybin (24.000 ab., prov. di Mardin), al confine tra la Turchia e la Siria; già nota nell’antichità col nome di Nisibi in Mesopotamia. Sede di diocesi fin dal IV sec. e della Scuola Teologica Nestoriana; patria tra l’altro di numerosi santi, tra cui sant’Efrem diacono (306-373), grande assertore del cenobitismo siriano ed autore dei 77 Carmina Nisibina; preziosa opera che offre un interessante affresco sul pensiero monastico del tempo.

Qui nasce, alla fine del III secolo, Febronia; e qui, rimasta orfana all’età di due anni, cresce sotto le cure della zia Brienne e della religiosa Tomaide; in seno a una di quelle prime comunità cristiane note, secondo quanto ci riferisce più tardi sant’Efrem il Siro da Nisibis, col nome “Figlie del Patto”, nate in Mesopotamia tra la metà del III secolo e l’inizio del IV secolo, di cui fu promotrice nella città di Nisibis S. Plotinide. Consacratasi totalmente al Signore, conduce una vita da penitente costantemente scandita dalla preghiera e dalla meditazione; rifulge per la conoscenza delle Sacre Scritture, e il suo particolare carisma nell’insegnamento della sacra dottrina, unito alla sua docilità ed umiltà, suscitano ben presto l’ammirazione, oltre che delle consorelle, di numerose donne della città, alcune delle quali di rango senatorio. Una di queste, Ieria, ottenuto d’incontrarla personalmente, senza la tenda dietro la quale ella stava nascosta durante le visite, si converte e le rimane fedele per sempre. Intanto che la sua fama s’espande per tutta la regione, l’imperatore Diocleziano, per condurre la persecuzione contro i cristiani d’oriente, invia al comando di un esercito il giovane Lisimaco accompagnato dallo zio Seleno. Ma mentre Seleno si pone a capo della persecuzione, Lisimaco tenta, insieme al fedele cugino Primo, di portare in salvo i cristiani.

s-febronia-icona-greco-ortodossaGiunti nella città di  Nisibi, i soldati romani spargono il terrore tra i cristiani, molti dei quali fuggono o si nascondono per timore di essere catturati e uccisi. Stessa reazione hanno pure le circa 90 consorelle della comunità ove vive Febronia; le quali, guidate da Eteria, nonostante le esortazioni della superiora Brienne, a perseverare nella fede ed a restare solidali; anche per non abbandonare Febronia, che giace ammalata; decidono comunque di lasciare la comunità e di disperdersi. Rimaste sole, le due anziane Brienne e Tomaide esortano Febronia ad accettare valorosamente il martirio, sull’esempio delle tre sorelle Libia, Eutropia e Leonide, ed ella, nonostante la giovane età di vent’anni, si mostra pronta alla prova.

A nulla vale un tentativo di Primo e Lisimaco di salvare le tre religiose facendole fuggire di nascosto: Seleno, a cui era giunta la fama di Febronia, la fa catturare e portare nell’arena. Mentre Brienne rimane sul posto, Tomaide si reca, insieme con Ieria e ad una grande moltitudine, per lo più di cristiani, ad assistere al martirio.

Nel corso dell’interrogatorio, il giudice Seleno tenta, prima con varie lusinghe, fra le quali il matrimonio con Lisimaco, poi con le minacce, di farla abiurare in favore delle divinità pagane; ma Febronia, respingendo ogni proposta, lungi dal cedere alle provocazioni, e per nulla turbata dalle terribili minacce, testimonia con determinazione la sua unica fede in Cristo.

Terribile il lungo martirio al quale viene dunque sottoposta, il 25 giugno dell’anno 305, con modalità che lo rendono esemplare nella pratica dei più atroci supplizi di cui i cristiani dell’epoca sono stati vittime, e che, nella passione di Febronia, sono raccolti in una estenuante e quanto mai straziante sequenza: legata ad un palo, viene flagellata, arsa, scorticata; le vengono strappati sette denti, tagliate le mammelle, quindi le mani ed i piedi, ed infine viene decapitata.

St. FebroniaNel corso di questi drammatici momenti, Tomaide sviene per l’emozione; Ieria si proclama pubblicamente cristiana e dichiara di voler subire a sua volta il martirio, ma Seleno, temendo un’insurrezione popolare, non glielo concede; Lisimaco e Primo, loro malgrado, non possono intervenire, ma comprendono l’efficacia salvifica del sacrificio di Febronia.

Pochi istanti dopo l’esecuzione, il crudele giudice Seleno, colto da improvvisa follia, muore battendo la testa contro una colonna. Lisimaco dispone che il corpo della martire venga con ogni cura portato all’interno del sacro recinto dove ella era vissuta; qui viene ricomposto e profumato con balsami da Brienne e dalle consorelle, che nel frattempo sono rientrate.

Assunto finalmente il comando, Lisimaco ordina allora la fine della persecuzione e, insieme a Primo, ed a molti altri soldati, si converte al cristianesimo e si ritira  in eremitaggio. Ieria, battezzata insieme ai suoi genitori, viene accolta all’interno della comunità religiosa.

Intanto il sacro cenacolo dove riposano le  spoglie di Febronia, diventa presto celebre meta di pellegrinaggi, a motivo dei molti prodigi che al suo interno si verificano.

febronie (1)La santa appare ogni anno, nella ricorrenza del suo martirio, alle sorelle raccolte in preghiera. Il vescovo di Nisibi, san Giacomo, alcuni anni dopo il ripetersi di questi eccezionali eventi ( 312-313 ), decide di far costruire un grande tempio in suo onore, la cui realizzazione dura sette anni; al fine di celebrarne degnamente la memoria e custodirne il prezioso corpo. Ma quando, nel giorno dell’inaugurazione, egli si reca al cenacolo per la traslazione delle reliquie, il verificarsi di straordinari eventi viene interpretato come  un segno della volontà di Febronia affinché il suo corpo rimanga in quel mesto luogo. Il vescovo chiede allora di poter avere almeno qualche reliquia; ma ecco che mentre Brienne tenta di prendere dall’urna un braccio della santa, non riesce più a ritrarre la mano, e solo dopo un’accorata preghiera riesce a muoverla nuovamente.

Accontentatosi di riuscire ad ottenere solamente un dente, il vescovo porta solennemente la piccola, ma preziosa reliquia nel nuovo tempio, dove, fin da subito, essa viene accompagnata da altri straordinari prodigi. Dopo due anni muore Brienne, e le subentra, alla direzione della comunità religiosa, Tomaide, la quale si dedica alla ricostruzione della vicenda di Febronia, basandosi sui propri ricordi e sulle informazioni fornitale da Lisimaco.

Gli Atti del Martirio

 

martiryom of st. febroniaLa persecuzione di Diocleziano, quella in cui Febronia ha subito il martirio, è stata avviata con una disposizione imperiale che non era mai stata presa nelle precedenti persecuzioni: la distruzione cioè delle Chiese e la confisca dei loro manoscritti che vengono minuziosamente dati alle fiamme nelle pubbliche piazze.

Non ci stupisca pertanto la mancanza di notizie certe su tutti quei valorosi paladini della fede, i cui nomi sono noti solo a Dio, e dei quali, come afferma il poeta Prudenzio: la medesima fama andò perduta.

La maggior parte delle Passio sui santi che ancor oggi sono venerati sugli altari è apocrifa; in buona parte esse sono risalenti al VI-VII secolo, quando si tentò di colmare quel vuoto storico che si era venuto a creare di un periodo talmente importante per il cammino della Chiesa, e spesso hanno più la forma di una sorta di biografia romanzata. Tuttavia, pur con le loro divagazioni, aggiunte, omissioni, elementi fantastici e, ovvi anacronismi, essi conservano comunque un loro fondamento storico. La drammaticità di quella che viene chiamata Era dei Martiri è abbondantemente documentata da fonti storiche attendibilissime che ci forniscono degli elementi certi circa le modalità dei processi e delle esecuzioni che venivano praticate. Ogni altra pretesa tendente ad una ricerca quasi anagrafica su personaggi sommersi da secoli di storia e di devastazioni, è pressoché assurda. Riescono pertanto sterili i tentativi di certa critica moderna che, forte del rigore degli studi agiografici condotti su tali documenti, li rigetta come del tutto falsi e privi di ogni valore storico.

icon of febroniaGli Atti del martirio di santa Febronia o Passio Febroniae, scritti dalla consorella Tomaide, ci sono pervenuti attraverso vari testimoni o codici, oggi conservati in diverse biblioteche d’Europa, e non solo. Anche in questo caso, come del resto per la maggior parte dei primi Martiri ( tra cui i più celebri Agata, Lucia, Sebastiano…) ci troviamo di fronte ad una matrice postuma di qualche secolo rispetto alla vicenda narrata, da cui sono poi derivate altre versioni. La Passio Febroniae dall’originale greco viene  tradotta in varie lingue: si conoscono versioni comprese tra il VI e l’XI secolo in siriano, georgiano, arabo, armeno, paleoslavo, latino, oltre a quelle più recenti ( XIV-XVII secolo ) in italiano e in francese. In particolare, della versione latina ne esistono due distinte traduzioni chiamate “settentrionale” (con 18 testimoni) e “meridionale o napoletana” ( con 10 testimoni ).

“La vita di santa Febronia mi è sembrata così bella e così edificante, che ho creduto doverne fare la traduzione nella nostra lingua” (Jean Baltus, 1730); “…si può dire bella, ben scritta e molto gradevole” (Tillemont, 1732); “Uno dei più belli monumenti che ci rimangono dell’antichità cristiana” (G. Pieraggi, 1772)… sono solo alcuni dei giudizi espressi da noti bollandisti e che ci fanno comprendere di trovarci davanti ad un testo che colpisce per la sua originalità.

holy virgin and martir FevroniaAccolta come autentica nella raccolta dei Bollandisti, ha dato tuttavia luogo nel ‘700 a un lungo dibattito tra gli agiografi: di indubbio valore storico per il Lipomanus ed il Papebroch, è considerata mera leggenda dallo stesso Tillemont, dall’Halkin e dal Simon; oggetto di ulteriori studi ad opera dei contemporanei Paolo Chiesa (1990) e Réginald Grégoire (1998), essa pone delle questioni ancora oggi non del tutto risolte. Se da una parte infatti c’è una concordanza di idee nel relegarla a semplice funzione di “ histoìre èdifiante”, per una serie di anacronismi che essa presenta (in special modo l’improbabile esistenza di monasteri femminili in epoca dioclezianea, così ben strutturati come quello descritto nella Passio), dall’altra si rimane sorpresi di fronte alla vasta diffusione che essa ha avuto tanto nel mondo orientale quanto in quello occidentale, lasciando i segni di un interesse tutto particolare riservatole in aree geografiche e ambiti impensabili.

di Giuseppe Maggiore

per Amedit-Amici del Mediterraneo

Anno pubblicazione: 2004

LEGGI ANCHE: Dall’Oriente all’Occidente il culto millenario di Santa Febronia

3 commenti

  1. Io sono di palagonia e la festa di santa febronia e passata da poco e de da nn perdere


    • Per me si tratta di due sante diverse con lo stesso nome, entrambe martiri. Non ci trovo nulla di strano. Perché santa Febronia di Patti dovrebbe essere la stessa santa che si festeggia a Palagonia? A Patti ci sono i luoghi in cui è vissuta, la fonte in cui fu battezzata…… Febronia di Patti è realmente esistita, lo testimonia il forte culto presente nella ridente cittadina. Altrimenti come sarebbe da spiegare il culto di questa santa nella città di Patti? Reputo gioco del demonio il voler dichiarare l’inesistenza dei santi, la martire pattese interceda ottenendo da Dio il perdono per quanto viene detto, proprio come dice l’inno a lei dedicato “…..largo imploraci da Dio il perdono…… “.


  2. L’origine del nome Febronia è molto antico ed era diffusissimo nel’antichità. E’ quindi normale che fanciulle con questo nome fossero presenti in tutto l’impero romano. Non vedo nulla di strano che a Patti ci fosse una ragazza di nome Febronia che, convertitasi al Cristianesimo, abbia subito il martirio durante il regno di Diocleziano . Furono migliaia in quel periodo i seguaci di Cristo che preferirono la morte al dio dei pagani. Se non si siano riscontri scritti, è pure possibile come peraltro non esistono fonti sull’origine della stessa città di Patti, Di questa esistenza sono emerse però grandissimi e importantissimi reperti archeologici che testimoniano l’esistenza della città sin dal X° sec a. C. Non possiamo rinnegare nulla, quindi . Tutto è testimoniato dai reperti lapidei , dalla necropoli di c.da Monte, a Tyndaris passando per la villa romana.



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