Archive for the ‘Uncategorized’ Category

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NISIBIS | Dalla città di Febronia la storia di Zehra Dogan

23 marzo 2018

Nusaybin è l’antica Nisibis, patria di quella Santa Febronia martire cristiana ricordata per uno dei martiri più feroci mai patiti: flagellata, raschiata con pettini di ferro, mutilata e decapitata. Con le dovute proporzioni e il dovuto rispetto, quello di Zehra è un nuovo martirio: incarcerata per la propria arte, come la Santa per la sua vocazione. (articolo di Daria Bignardi su VanityFair) LEGGI L’ARTICOLO

Zehra Doğan

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LA CITTA’ PRESCELTA | Ora in DVD

17 giugno 2017

Palagonia – In occasione dei festeggiamenti patronali di Santa Febronia, mercoledì 5 luglio 2017 verrà riproposta la proiezione del film LA CITTÀ PRESCELTA – La leggenda sulla reliquia di Santa Febronia, regia di Nico Ragusa Bros.

Durante lo spettacolo sarà presentato il DVD realizzato in tiratura limitata e disponibile in prevendita.

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LA CITTA’ PRESCELTA – La leggenda sull’arrivo della reliquia di Santa Febronia a Palagonia | Un film di Nico Ragusa

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PASSIO FEBRONIAE | Traduzione e commento di Rosario Russo

31 maggio 2017

a cura di Redazione Amedit

Ricostruire le vicende di un personaggio vissuto molti secoli fa non è certo un’impresa semplice. Le difficoltà sono maggiori quando il personaggio in questione fa parte di quella sterminata teoria di martiri che la Chiesa venera come santi e le cui notizie agiografiche sono spesso scarne e deficitarie di riscontri storici.

Su santa Febronia, mistica vissuta agli inizi del IV secolo in Siria, nell’antica  città di Nisibis (Sibapolis per i greci), odierna Nusaybin nella Turchia sud-orientale, molti e autorevoli studiosi si sono confrontati in varie epoche (basti citare dai più remoti Aloysio Lipomanus, Daniel Van Papenbroech e Luis Sebastien Le Nain de Tillemont, ai più recenti Paolo Chiesa, Réginald Grégoire e Maria Stelladoro). L’interesse intorno a questa enigmatica figura è suscitato soprattutto dal racconto agiografico ben strutturato che ce ne tramanda la vita e il martirio, certamente tra i più ampi e articolati che ci sono giunti dall’antichità. Febronia gode di un profilo biografico molto ben definito e le sue vicende sono inserite in un preciso contesto storico e ambientale, fatto di luoghi, di circostanze e di personaggi che trovano il più delle volte conferme in altre fonti storiche coeve o comunque riferibili a quel periodo storico in cui i fatti narrati si sarebbero svolti.

Febronia, secondo quanto ci riferisce il racconto agiografico, era una dotta monaca che visse l’intera sua esistenza all’interno di un grande monastero femminile della città di Nisibis, e coronò la sua testimonianza di fedeltà a Cristo affrontando con estremo coraggio il martirio; uno dei più cruenti tra quelli subiti dai cristiani dei primi secoli. Proprio quel suo essere presentata come  “monaca” ha fatto ritenere a qualche studioso del passato, come il Tillemont, che gli atti della “Passio” di Febronia fossero del tutto falsi, poiché egli riteneva improbabile che all’epoca cui si riferiscono i fatti esistessero già dei monasteri così ben strutturati. Al Tillemont, con ogni evidenza, sfuggiva il fatto che invece proprio negli anni in cui Febronia visse si assisteva in terra di Siria al fiorire delle prime forme di vita cenobitica organizzata, i cui membri venivano chiamati come “Figli/Figlie del Patto o dell’Alleanza”, che nella città di Febronia ebbero come promotrice Santa Plotinide e di cui ci parla lo stesso sant’Efrem il Siro da Nisibis.

Alla luce dei più recenti studi, quei dubbi circa la realtà storica di Febronia appaiono oggi viziati da un approccio piuttosto miope, in quanto privo di una più ampia e necessaria disamina. Quelle del Tillemont appaiono conclusioni troppo affrettate, forse perché i suoi studi si limitarono esclusivamente all’esame circoscritto della versione della Passio Febroniae che si trovò tra le mani, la quale, come sappiamo, è di molto postuma rispetto ai fatti narrati.  I dubbi da lui gettati circa l’autenticità di questa Passio hanno influenzato per lungo tempo l’opinione di altri studiosi, tanto da giungere alla conclusione che Febronia fosse un personaggio assolutamente inventato allo scopo di fornire una storia emblematica e a fini edificanti per i cristiani dell’epoca. Oggi, grazie a metodologie di ricerca multidisciplinare più avanzate e accurate, possiamo disporre finalmente di più strumenti utili a determinare una tesi quanto più veritiera possibile e scevra da vecchi preconcetti.

Alla luce di queste considerazioni, un nuovo e corposo libro si aggiunge alla bibliografia febroniana, dal titolo Passio Febroniae – Traduzione e commento, scritto e stampato in proprio nel maggio 2017 da Rosario Russo (laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Palermo e residente a Palagonia). Un libro frutto di anni di accurate ricerche effettuate sia in Italia (Trani, Patti, Roma) sia nei luoghi di Febronia (Nusaybin, in Turchia), consultando varie fonti di epoche diverse.

Un lavoro di ricerca alquanto difficoltoso, specie trattandosi di una donna e per di più monaca, come scrive Russo nel prologo del libro: «(…) essa opera in ambienti esclusivamente femminili e la possibilità di essere oggetto di biografia è, per lei, molto ridotta dato che, in quell’epoca, gli scrittori erano solo di sesso maschile e ponevano attenzione solo ad eventi e personaggi orbitanti nell’ambito maschile. (…) È risaputo che la storia del monachesimo femminile ha lasciato tracce molto inferiori, rispetto a quella del monachesimo maschile, sia perché le monache sono vissute in maggiore isolamento religioso, sia perché gli archivi dei loro monasteri, trovandosi quasi sempre in zone di clausura, sono rimasti inaccessibili.»

Circa i dubbi sollevati da alcuni storici sull’autenticità di Febronia, Russo non manca di dichiarare la propria posizione: «Ritengo che la “Passio” sia veritiera perché contiene particolari, per certi versi anche sconcertanti, che un agiografo non si sarebbe mai sognato di inventare e di scrivere in una normale vita di santi e, specialmente, nel racconto di una “Passione”.»

Gli elementi contenuti nella Passio, cui l’autore fa riferimento, sono quelli relativi alla rivolta delle monache del monastero di Febronia per sfuggire al martirio, l’allusione alla fuga dello stesso vescovo della città (anch’egli per sfuggire alla persecuzione in atto, ordinata da Diocleziano), le esternazioni di Eteria (uno dei tanti personaggi che affollano la Passio), il tradimento da parte della consorella Procla, nonchè la contestazione che le monache fanno al vescovo quando questi vuole ottenere il corpo di Febronia per riporlo nella grande chiesa fatta costruire da lui stesso in onore della Martire. «Sono situazioni, accuse gravi e imbarazzanti, che nessun agiografo si sarebbe mai sognato di inserire in una qualsiasi vita di santi.» scrive ancora Russo.

Russo ribadisce inoltre quanto già affermato da altri recenti autori: «Per quanto attiene, poi, la tesi del Tillemont è probabile che, in quell’epoca non esistessero monasteri ben strutturati, come lascerebbe intuire la “Passio” ma questo particolare non può essere sufficiente a negare la veridicità dell’opera. (…) È possibile, semmai, che i traduttori, nel corso dei secoli, abbiano apportato modifiche, anche numerose e consistenti, se vogliamo, facendo sì che il monastero venisse presentato e visto in un’ottica più rapportata ai tempi. Alcune espressioni, è successo in tantissime opere, sono state sostituite da termini più vicini alla sensibilità stilistica dell’epoca e della regione, dove e quando si effettuava la traduzione.»

Russo, tra i tanti materiali consultati, ha naturalmente preso in esame principalmente le due versioni latine della Passio, note come “settentrionale” e “meridionale”, mettendone in risalto le differenze espressive e talune discordanze, frutto di liberi rimaneggiamenti a cura del traduttore, tesi a una maggiore e più incisiva leggibilità, pur restando entrambe coerenti tra loro e fedeli nella sostanza dei fatti.

Il lavoro di traduzione della Passio Febroniae (di cui finora avevamo solo quella un po’ datata fatta dal sac. Natale Strazzeri nell’opuscoletto Giglio Insanguinato), svolto ora da Rosario Russo, ha il merito di restituirci questa straordinaria storia con un linguaggio fresco e più vicino a noi. Ma è soprattutto nel commento che procede passo passo con i vari capitoli della Passio che Russo dà al lettore il suo più prezioso contributo. Un commento che riesce a leggere tra le pieghe del discorso, a cogliere significati più profondi, a far emergere meglio la psicologia dei vari personaggi, con puntuali riferimenti alla realtà storica e all’ambiente dell’epoca e arricchito inoltre da parecchi rimandi a versetti biblici di cui la Passio echeggia in tutta la sua stesura (Ne sono stati evidenziati circa 120, il 45% dei quali riferiti al Vecchio Testamento, mentre, il restante 55% attengono al Nuovo Testamento).

Un libro avvincente, che si legge come un grande romanzo storico, di cui consigliamo vivamente la lettura, non solo ai tanti devoti di Santa Febronia, ma anche a quanti fossero spinti da un interesse squisitamente culturale e dal semplice piacere della lettura.

Peccato solo che sia di difficile reperibilità.

Redazione Amedit

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Santa Trofimena di minori sulla pomice di Ravello

15 giugno 2014

È la storia della santa cristiana i cui resti furono inviati dal Papa in costiera per costruire il primo episcopio cristiano che appartenne all’arciepiscopio di Santa Maria in Principio fondato per suo conto dai Normanni – Slavi dei fratelli del Guiscardo. Siamo nel Principato Taurentur di Minori della Longobardia Minor dell’Altomedioevo, quando nacquero anche il Principato Citra di Salerno e il Principato Citra II di Nusco. Qui tentarono di distruggerlo i Greci Napoletani costruendo l’episcopio dell’Urbe Regina bizantina a Scala. Così come ci provarono gli Armeni coi Salernitani del Principe Gisulfo che provarono a portare i resti a Salerno sotto la Trinità fondata in nome dei vangeli dai Giudei turchi, gettando le premesse alla religione valdese dell’Imperatore. Ma resti di S. Trofimena tornarono a Minori grazie all’arrivo dei Siciliani che ne diffusero il culto anche sull’isola.

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MILANO: Chiesa-Oratorio di Santa Febronia, sec. XVII

10 agosto 2013

A cura di Giuseppe Maggiore

per Amedit-Amici del Mediterraneo
Immagine 11Nel 1644, l’arcivescovo Cesare Monti da’ l’assenso affinché il sacerdote Francesco Maria Grasso istituisca presso una sua vasta proprietà, il Conservatorio per le figlie povere o Luogo Pio di S. Febronia per le “zitelle, quali sono in evidente pericolo di perdere la loro pudicizia”, e cioè ragazze sotto i 12 anni figlie di prostitute o senza una tutela affidabile.
Venne imposto a queste l’abito religioso di S. Orsola con l’osservanza della Regola di S. Chiara. Nel 1784 viene soppresso e le ragazze confluiscono alle Stelline.
Prende il nome dalla martire cristiana orfana all’età di due anni, vissuta in una comunità ascetica della terra di Siria (a Nisibis, odierna Nusaybin). Il suo martirio, sotto Diocleziano (25 giugno del 305), viene ricordato come uno dei più cruenti.

Sempre a Milano la santa è presente in vari calendari ambrosiani, litanie e salteri dall’XI al XV secolo e si hanno inoltre interessanti testimoni della Passio. Nel 1100 esisteva un altare a lei dedicato nella chiesa di San Protaso, che custodiva tra l’altro le reliquie di San Giorgio. VEDI FONTE BIBLIOGRAFICA, DA: Memorie spettanti alla storia al governo ed alla descrizione della citta e della campagna di Milano ne’secoli bassi. – Milano, Giambattista Bianchi 1760-1771:

SCHEDA CHIESA-ORATORIO S. FEBRONIA
Comune: Milano
CAP: 20121
Indirizzo: Corso Garibaldi 79
Altri indirizzi/affacci su spazi pubblici: Via T. da Cazzaniga 9/6
ACCESSIBILITA’ DEL BENE: NO
Specifiche
I resti del perimetro murale in mattoni pieni oggi sono abbandonati tra le sterpaglie, in mezzo a un giardino condominiale. Presentano all’interno una serie di archi a tutto sesto, serrati tra doppie paraste poco aggettanti e sormontati da lunette anch’esse a tutto sesto.
E’ vietato l’accesso, date le cattive condizioni e la sua collocazione all’interno di una proprietà privata.
Ma è possibile scorgerne parte della sagoma da un muro di cinta di Corso Garibaldi, all’altezza del 79 o ancor meglio,
dalla parte retrostante, sul fondo di Via Cazzaniga.

SCARICA DOCUMENTO COMPLETO SUL MONUMENTO

da: “Il Ritratto Di Milano: Diuiso In Tre Libri” di Carlo Torre (1714):

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

Immagine 1
Immagine 8
Immagine 14
20080228_150048 Santa Febronia e corso Garibaldi 81
20080228_150135 Santa Febronia
20080228_150510 Santa Febronia
20081110_114551 I resti di S.Febronia invasi dalla vegetazione
20080228_150621 Dettaglio interno del fianco Est

LEGGI ANCHE: Santa Febronia – Chi è

A cura di Giuseppe Maggiore

per Amedit-Amici del Mediterraneo

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SANTA FEBRONIA A RAMACCA

24 novembre 2011

È stata inaugurata domenica 20 novembre a Ramacca una scultura ritraente Santa Febronia, la martire mesopotamica il cui culto, antichissimo, ha conosciuto nei secoli passati un’ampia diffusione dall’Oriente all’Occidente.

L’autore, Francesco Guzzardi, originario di Palagonia ma da oltre cinquant’anni residente a Ramacca, ha voluto così omaggiare il simbolo per eccellenza delle sue origini palagonesi, in cui si condensano sentimenti di fede e di appartenenza. L’opera, una scultura in pietra riproducente la Santa nella tradizionale iconografia, è posta in cima a una colonna corinzia alla cui base, in tre bassorilievi, sono raffigurati rispettivamente San Francesco d’Assisi, san Pio da Pietrelcina e il beato Giovanni Paolo II.

Nel corso dell’inaugurazione, alla quale sono intervenuti esponenti delle autorità civili e religiose cittadine, il Guzzardi ha raccontato come la realizzazione di quest’opera rappresenti il coronamento di un sogno che persegue fin da bambino, un soggetto, santa Febronia, con il quale confidava un giorno di riuscire a misurarsi attraverso l’arte della pietra, che lui coltiva in modo amatoriale ma con tanta passione e dedizione. Per l’occasione sono state messe in mostra altre sue opere raffiguranti alcuni uomini illustri, come il musicista Vincenzo Bellini, ma anche blasoni e stemmi civici, come quelli dei comuni di Ramacca e Palagonia.

All’evento ha preso parte anche una delegazione dell’associazione Amici del Mediterraneo, che ha accompagnato un gruppo di bambini impegnati in una serie di incontri con alcune maestranze locali, i quali relazioneranno in un servizio che sarà pubblicato sulla rivista Amedit.

Il sindaco di Ramacca, avv. Francesco Zappalà, entusiasta per il pregio artistico dell’opera, ha annunciato che provvederà al più presto all’individuazione di un luogo pubblico più idoneo dove possa essere ammirata da tutta la cittadinanza, costituendo al tempo stesso un ideale suggello d’amicizia con la vicina città di Palagonia. L’opera è attualmente esposta all’interno di un’area privata, ma visibile a chi giunge alle porte della cittadina ramacchese, sulla strada provinciale 254 prima di arrivare al cimitero.