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UN MISTERO DI NOME FEBRONIA. Il nuovo saggio agiografico di Maria Stelladoro

23 giugno 2011

di Luca Bardaro

Febronia è un nome insolito che non si dimentica facilmente. Febronia è una figura controversa, santa o dea, che non manca di incuriosire. Febronia la dotta monaca, l’asceta, la catechista, la vergine e la martire. Febronia, ponte che unisce l’Oriente all’Occidente. Febronia che sfugge, che si cela nelle fitte nebbie del mistero, che scompare e riappare nei luoghi più impensabili. Febronia, antico e indissolubile legame che lega tre città altrimenti ignare l’una dell’altra – Patti, Palagonia, Minori. Febronia è un rompicapo per storici, agiografi e clericali. Nulla di scontato o di banale in questa figura… una lunga genesi che forse non si esaurirà mai, perché certe figure si collocano in un territorio dove il leggendario e lo storico si fondono in modo inestricabile. La ricca bibliografia annovera alcuni tra i nomi più autorevoli degli studi agiografici contemporanei, tra i quali Reginald Grégoire e Paolo Chiesa, che proprio a lei hanno dedicato i loro studi circa un decennio fa. Adesso è Maria Stelladoro (studiosa di agiografia greco-latina, specialista in paleografia e codicologia greca presso la Scuola Vaticana di Paleografia) con il suo nuovo libro Santa Febronia di Nisibi, martire sotto Diocleziano, edizioni Velar-Elledici, 2011, ad aggiungere un nuovo tassello a questa lunga storia e tentare di sbrogliare la matassa, cercando di mettere ordine nelle varie tradizioni che ruotano attorno a questa affascinante figura. Il corposo libro traccia un excursus storico attraverso la consultazione dei numerosi testimoni agiografici sparsi nelle varie biblioteche e Archivi di Stato in Europa e non solo, cui si affianca la registrazione delle testimonianze di culto presenti qua e là. Ampio spazio è riservato poi agli aspetti cultuali presenti nelle tre principali località in cui S. Febronia viene ancora oggi venerata con particolare fervore: a Palagonia (CT), dove la tradizione rimane coerentemente legata al racconto agiografico che la colloca nella terra di Mesopotamia; a Patti (ME) e Minori (SA), dove invece per inveterata tradizione la pietà popolare, oltre ad affibbiarle il curioso nome di Trofimena, la ritiene essere una santa siciliana vissuta e martirizzata proprio nella città di Patti. Questo studio della Stelladoro, come già quelli che l’hanno preceduto, serve una volta di più a smentire l’ipotesi di una omologa santa siciliana, ed a ricondurre tali culti all’originale personaggio mesopotamico, la cui presenza devozionale in Occidente si deve all’influsso bizantino che interessò particolarmente il Sud-Italia. E d’altra parte dissocia anche l’antroponimo Trofimena da quello di Febronia, riferendolo più verosimilmente ad un’altra santa originaria di Lione, come già aveva fatto Grégoire. Accanto ai metodi tradizionali dello studio agiografico, fondamentale si è rivelato certamente anche l’apporto delle moderne tecnologie, internet soprattutto, grazie alle quali oggi è possibile accedere ad una mole di informazioni globalmente condivise attraverso il web (basti ad esempio effettuare una ricerca con Google libri, per rendersi conto di quanti testi, spesso introvabili, è possibile consultare in riferimento alla voce ricercata).

A tal riguardo, come più volte richiamato dall’autrice nelle note al testo, và segnalato come tutta la parte del libro che illustra il culto di S. Febronia nella città di Palagonia e sulla sua diffusione in altre aree del Mediterraneo, attinge ampiamente agli studi di Giuseppe Maggiore, già pubblicati a partire della fine del 2004 sul sito http://www.amedit.it, nonché sulle riviste a stampa curate dall’associazione Amedit; si vedano ad esempio: l’inserto Amedit sul n°2 del giornale “Chiesa Madre” del giugno 2004; il numero unico Una finestra sull’arte (Amedit, 2007), per quanto riguarda il culto a Palagonia; la rivista Amedit Magazine (n° 1, dicembre 2009), per quanto concerne la derivazione del culto da quello pagano della dea Febris; sempre sulla rivista Amedit Magazine (n° 3, giugno 2010) l’ampio articolo “Dall’Oriente all’Occidente il culto millenario di Santa Febronia”, che già menziona le varie testimonianze di culto in Italia e all’estero. Interessante la sezione del volume dedicata ai personaggi storici omonimi (anche a tal riguardo, si rimanda alle voci “Febronia” e “Santa Febronia” su Wikipedia, create proprio su iniziativa di Maggiore). Il libro, per la grande mole di documenti e notizie che fornisce, costituisce indubbiamente un prezioso strumento per quanti volessero approfondire la conoscenza sulla figura di Febronia. La sua pubblicazione è stata resa possibile grazie al parroco della Chiesa Madre di Palagonia, don Santo Galesi, che con profondo entusiasmo e sensibilità ne ha patrocinato la stampa, ed al supporto dell’associazione Amedit-Amici del Mediterraneo, che negli anni ha profuso un notevole impegno nel valorizzare questa figura (si ricordino le mostre: “La santa venuta dall’Oriente”, del 2002; “S. Febronia, l’antica Pasqua dei palagonesi”, del 2004, in occasione della quale si prodigò per il recupero di preziosi reperti fotografici; e “Quando spuntava tra i mandorli”, del 2006. In ultimo, la partecipazione alla realizzazione del documentario “L’eremo di S. Febronia. I luoghi, il culto, la memoria”, prodotto dalla Fine Art Produzioni e presentato alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto (TR) nell’ottobre 2010).

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LEGGI ANCHE: Dall’Oriente all’Occidente il culto millenario di Santa Febronia

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One comment

  1. Vorrei avere i contatti dell’amministratore del blog.
    vorrei fargli notare alcune imprecisioni.
    Cordialmenta
    Dott. Antonio Mammato

    antoniomammato82@hotmail.com



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