Archive for maggio 2011

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Maria Stelladoro, Santa Febronia vergine e martire sotto Diocleziano.

17 maggio 2011

DOMENICA 19 GIUGNO, ORE 20,00 – CHIESA MADRE, PALAGONIA (CT)
Presentazione del nuovo libro su S. Febronia dell’agiografa Maria Stelladoro:

Santa Febronia vergine e martire sotto Diocleziano

Editrice Velar – Elledici, 2011.
ISBN 978-88-01-04865-0
pp. 223, € 12,00

A seguire, proiezione del video-documentario:

“L’eremo di Santa Febronia. I luoghi, il culto, la memoria”

un film di Lorenzo Daniele.

Febronia è venerata in gran parte dell’Oriente cristiano ma anche in Occidente, come testimoniano gli antichi e numerosi manoscritti della sua Passio redatta in varie lingue. Febronia è presentata come una giovane monaca, che vive a Nisibi cioè l’attuale Nusaybin, in provincia di Mardin nella Turchia sud orientale. Durante le persecuzioni di Diocleziano, rifiuta di fuggire assieme alle sue compagne, per cui è arrestata. Condotta in tribunale, è decapitata tra il 286 e il 304 d.C.

Il libro, patrocinato dalla Chiesa Madre di Palagonia (CT), ha avuto il prezioso supporto dell’associazione “Amedit – Amici del Mediterraneo”.

La copertina è illustrata dal Critico e Storico dell’Arte Massimiliano Sardina.  

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La professoressa Maria Stelladoro, specialista in paleografia e codicologia greca presso la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, perfezionata in Studi Patristici e Tardo Antichi presso la Pontificia Università Lateranense, Institutum Patristicum Augustinianum, è studiosa di agiografia greco-latina. Ha partecipato a Convegni e pubblicato vari articoli su riviste specializzate nel settore agiografico sia nazionali che internazionali («Bollettino della Badia Greca» di Grottaferrata, «Analecta Bollandiana» di Bruxelles, «Codices Manuscripti» di Vienna, «Hagiographica» del Sismel, «Jährbuch der Österreichischen Byzantinistik» di Vienna, «Studi sull’Oriente Cristiano» di Roma, «Studia Ephemeridis Augustinianum» di Roma, «Pecia Ressources en Médiévistiques» di Saint-Denis). Di recente ha dato alle stampe le seguenti monografie: Euplo/Euplio martire. Dalla tradizione greca
manoscritta (2006) e, presso Jaca Book per la collana Donne D’Oriente e D’Occidente 16, Agata. La martire (2005), e Lucia. La Martire (2010).

LEGGI RECENSIONE DEL LIBRO (G. MAGGIORE)

Dall’Oriente all’Occidente il culto millenario di S. Febronia

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FESTA S. FEBRONIA, Patrona di Palagonia (CT) | cenni storici

15 maggio 2011

A cura di Giuseppe Maggiore
per Amedit-Amici del Mediterraneo

Prima pubblicazione: 2004
Ultimo aggiornamento: 2012

Palagonia | Sacello di S. Febronia, sec. XVI

Palagonia | Sacello di S. Febronia, sec. XVI

CENNI STORICI:

La festa è stata istituita tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600 con l’attecchire del culto di S. Febronia a Palagonia, dovuto all’arrivo della reliquia e ad alcuni eventi prodigiosi. La più antica testimonianza di tale culto nella città è data dall’Eremo rupestre-bizantino sito in contrada Coste, risalente al VI-VII secolo, ove tra pregevoli affreschi uno ritrae il martirio della Santa. Una festa che in passato ha dato luogo a curiose, e talvolta discutibili, manifestazioni di euforia popolare, delle quali si sono occupati autori come Giuseppe Pitrè e Luigi Capuana, nelle loro indagini sugli usi e costumi popolari della Sicilia. Dopo svariate vicende che hanno visto di volta in volta la presa di posizione delle autorità civili, militari e religiose, oggi ha un tono decisamente più sobrio e religioso. Il simulacro di Santa Febronia oggetto della venerazione, è opera lignea di autore ignoto della seconda metà del ‘500, rivestito nel 1743 in lamine d’argento da argentiere palermitano. Esso viene custodito nel cinquecentesco altare della Chiesa Madre, dove rimane chiuso all’interno del sacello, ed esposto solo in alcune speciali occasioni nel corso dell’anno. Durante i festeggiamenti patronali di giugno viene rivestito del ricchissimo apparato di ex voto in oro e, posto su un pregevole fercolo a tempietto in legno e argento sbalzato del ‘700, condotto in processione per le vie della città.

La festa… da antica Pasqua ad ultimo baluardo dell’identità Palagonese”

 

image002<<Il festino in onore di lei dura dal pomeriggio della Domenica di Pasqua al martedì, senza contare un ottavario, che fa seguito al triduo. Rileviamone le cose principali.la sera del lunedì un popolo immenso si riversa nella Madre-Chiesa per assistere ad una funzione, veramente curiosa. Sull’altare maggiore sta preparato come un tronco di albero, il quale tutto ad un colpo si schiude in due parti, e lascia vedere la monachella Febronia in atto di preghiera. Sensibilmente poi dal soffitto comincia a scendere una miriade di angeli, due dei quali portano in mano una corona che posano sul capo della santa; costei, incoronata, va in estasi fra quella schiera di angeli, mentre da tutta la gente si levano disperate grida di: Viva S. Febronia! La mattina del martedì, un giorno della festa, il simulacro della santa, per dirupi, per sentieri tortuosi, è portato processionalmente a li Costi. Sulla via campestre che conduce a li Costi, e quasi ad un chilometro distante dal paese, attaccata ad un sasso sta una lapide segnata con una croce e con parecchi forellini alla parte di sotto. Quando il simulacro è giunto slide0008_image043all’altezza di detta lapide, la gente si ferma, e comincia a fregarsi le spalle sulla facciata della lapide col motto: “Santa Febronia, ‘nfurzatini i rini”; poi sputa entro i forellini col motto: “Vattinni a lu ‘nfernu, brutta bestia!” Infine bacia la croce. Giunti sull’altura e propriamente a li Costi, e dopo che un sacerdote ha biascicato alcune preci, si dà la stura alle bottiglie ed a vuotare le casseruole”¹>>.                                                                                                                                                                                                                                                                                da “Feste Patronali in Sicilia” di Giuseppe Pitrè

 (1) Le notizie riportate dal Pitrè sono tratte da un articolo un po beffardo del  sig. Michele Palmeri Torregrossa, insegnante alle elementari di Palagonia, apparso sul Giornale di Sicilia il 19.4.1895, e contestate da Gian Giuseppe Ponte, sotto lo pseudonimo “I Titani” in un volantino intitolato “Una Smentita”.

 image004<<La festa di Santa Febronia in Palagonia dà occasione a scene curiosissime. Questo paesetto trovasi situato proprio a ridosso d’una roccia, in vicinanza del Lago dei Palici, e al confine di quella pianura che Diodoro Siculo chiamò “ locum dignum majestate deorum”. Nei giorni precedenti la solennità, i più ricchi contadini fanno larghe gare di danaro e di cereali per disputarsi l’onore di portar gli stendardi alla testa delle sacre confraternite, e tale onore si mette formalmente all’asta pubblica. La statua della santa viene recata con tripudio per un sentiero ripidissimo che domina l’abitato. In tale occasione un punto della roccia ritiensi come prodigioso per coloro che soffrono debolezza di reni; e i popolani corrono in folla a fregarvisi devotamente le spalle, fra lo sparo non interrotto di mortaretti, il rullare di enormi tamburini famosissimi nei dintorni, e le grida entusiastiche di tutto un popolo di curiosi.>>

                                            da “Di alcuni usi e credenze religiose della Sicilia” di Luigi Capuana.   

 

Le Turbolenze di Santa Febronia

image009L’indegna associazione di Santa Febronia agli schioppi e alle ubriacature

Le vicende relative all’arrivo della reliquia, unite all’indole propria dei palagonesi, spiegano in qualche modo l’origine di certi costumi legati alla ricorrenza di Santa Febronia a Palagonia. Va detto che, tranne qualche isolato caso rimasto circoscritto in ambito paesano, questa città non può vantare personaggi di un certo spessore intellettuale che abbiano saputo farsi degni interpreti delle sue tradizioni. Ne consegue che raramente si sente parlare in maniera degna e rispettosa delle tradizioni palagonesi, alcune delle quali molto interessanti. Quando ciò si è verificato, da parte di osservatori esterni,  gli aspetti presi in esame sono stati trattati con una certa superficialità, dando ampio spazio ad arbitrie interpretazioni, spesso dettate dall’incomprensione. Del resto, i passi del Capuana e del Pitrè qui esposti, rivelano lo stesso tipo di approccio, e sono oltretutto notizie riferite in modo indiretto, come ci conferma lo stesso Pitrè  dicendo di averle tratte da un articolo di un certo Palmeri (non palagonese) apparso sul Giornale di Sicilia. Né diverso si può dire l’atteggiamento, in tempi più recenti (anni ’90 del secolo scorso), da parte di qualche palagonese che si sia cimentato a trattare l’argomento: vedi articoli sul giornale La Sicilia¹, in occasione delle modifiche apportate dal Vescovo di Caltagirone, in cui vengono esaltati gli aspetti “pagani” di tale festa. L’indegna associazione di Santa Febronia agli schioppi ed alle ubriacature risale all’800, quando cioè pare vi fossero ancora gli strascichi della contesa militellese. Se è vero che un certo tono brillante ed euforico abbia sempre accompagnato tali festeggiamenti, di schioppi e di ubriacature durante i pellegrinaggi alle

La “Spaccata ‘o Pignu”, rievocazione scenica dell’apoteosi di Santa Febronia.

La “Spaccata ‘o Pignu”, rievocazione scenica dell’apoteosi di Santa Febronia.

“Coste” non si può certo parlare almeno in tempi recenti. D’altra parte va anche detto che la festa di Santa Febronia a Palagonia sia quasi sempre stata per sua natura oggetto di discussioni negli ambienti ecclesiastici.  Più volte i vescovi succedutisi alla Curia di Caltagirone avevano cercato di intervenire al fine di moderarne certi aspetti poco ortodossi. Tuttavia, tali tentativi si erano rivelati per lo più degli insuccessi. Vigeva, molto forte tra la popolazione, la convinzione che Santa Febronia fosse una “santa popolana”, ossia una santa che appartiene al popolo e nelle cui questioni non potessero entrare le autorità, fossero esse civili o religiose. Quest’ultima considerazione è davvero molto importante;  e se da una parte “giustifica” un certo atteggiamento remissivo da parte delle autorità civili e militari che fecero più volte mancare il proprio supporto a quelle religiose,  dall’altra spiega anche il degenerarsi di una particolare devozione, non tanto in atti di fanatismo, come qualcuno li ha definiti, quanto in veri e propri atti di esibizionismo e di desacralizzazione, frutto di una religiosità non guidata. Gli effetti di tale malcostume a lungo andare si fecero sentire: in particolare, taluni momenti della festa (vedi la vigilia in chiesa madre), soprattutto intorno agli anni ’80-inizi anni ‘90 del secolo scorso, hanno fatto registrare una notevole degenerazione, fomentata anche dal succedersi di amministrazioni disposte a tutto pur di ricevere consensi, le quali avevano trasformato santa Febronia in una sorta di cavallo di battaglia per le slide0008_image036competizioni politiche. In tale periodo infatti, la festa patronale veniva fatta slittare a seconda della data delle elezioni comunali, generalmente in maggio. La sera della vigilia, sotto lo sguardo compiacente dei politici di turno, e quello impotente di qualche sacerdote, il fercolo della santa veniva consegnato ad alcuni facinorosi, i quali, organizzati in diverse fazioni, se lo contendevano a suon di musiche carnascialesche e di…risse.  Tali avvenimenti, oltre a fornire un’idea distorta del senso più vero di certi riti legati alla festa, hanno provocato una decisa presa di posizione da parte del Vescovo Manzella, appena insediatosi, che portò alle estreme conseguenze del 1992, anno in cui vennero definitivamente aboliti gli aspetti più peculiari che la caratterizzavano: i pellegrinaggi nelle contrade “Coste”, “Nunziata”, “Santuzza” oltre a tutta una serie di interventi disciplinari.

slide0008_image042In riferimento agli aspetti coloriti di cui si è parlato, va comunque detto che essi rientrano in una ricca casistica relativa alle feste religiose in Sicilia, in cui spesso si assiste a corse e balli accompagnati da allegre marce mentre si trasportano i venerati fercoli.

(1)    S. Mazza, Barbare usanze legate alla festa di Santa Febronia (La Sicilia 24.6.1980);  Nella “spaccata ‘o pignu” poco sacro, molto profano (La Sicilia 10.5.1981); Palagonia festeggia la Patrona (La Sicilia 16.5.1984); Palagonia: la festa è salva (La Sicilia 14.5.1986); P. Gulino, Febronia contestata (La Sicilia 9.5.1986); S. Mazza, La processione s’ha da fare? (La Sicilia 20.5.1992).

La Festa oggi

s. febronia palagoniaI festeggiamenti prendono il via generalmente il 21 giugno, annunciati dallo sparo di alcuni mortaretti e dal suono festoso delle campane. Nei giorni 21, 22, e 23 si tiene in chiesa Madre il solenne triduo di preparazione. Il 24 di giugno, vigilia della festa, preceduta dalla processione delle confraternite cittadine, dal “bacio degli stendardi” di dette confraternite e dalla processione della Reliquia, si rappresenta nella Chiesa Madre la tradizionale “Spaccata ‘o pignu” (rievocazione dell’apoteosi in Paradiso della Santa). Segue l’apertura del sacro Sacello di Santa Febronia, da parte del Parroco, del Sindaco e di un rappresentante anziano del Comitato dei festeggiamenti; il fercolo della Santa viene dunque portato sul sagrato della chiesa per il saluto da parte di una grande folla di fedeli. Giorno 25, giorno della festa vera e propria, in ricordo del martirio avvenuto nell’antica Nisibis l’anno 305, viene celebrata nella Chiesa Madre, una messa mattutina con il rito della “benedizione degli abiti votivi”, indossati dalle bambine. s.febronia_palagoniaLa Messa solenne è seguita dall’uscita trionfale del fercolo; quindi, in piazza Umberto si tiene la tradizionale vendita all’asta di una campanella, che darà all’aggiudicatario il diritto di suonarla per tutta la durata della festa e nel corso delle processioni. Nel tardo pomeriggio, la processione continua per le vie della città e si avvia verso la chiesa Madonna di Trapani per la venerazione dei fedeli. Poco prima della mezzanotte, si riprende la processione per il rientro del fercolo nella Chiesa Madre dove resterà esposto per tutto l’ottavario che si tiene con celebrazioni a tema.

Il taglio del nastro in piazza Umberto

Il taglio del nastro in piazza Umberto

Nel corso dell’ottavario, di particolare suggestione è il “pellegrinaggio in contrada Coste di S. Febronia”, reintrodotto nel 2005 in occasione del 17° Centenario del Martirio, con la reliquia della santa, e la S. Messa nei pressi dell’antico Oratorio bizantino di S. Febronia. Dall’anno 2011, motivato dal caldo torrido che interessa il periodo in cui ricadono i festeggiamenti, la processione della mattina del 2 luglio, a mezzogiorno (che negli ultimi anni avveniva con pochi fedeli), è stata anticipata alla sera dell’1 luglio, vigilia dell’ottava, dopo la celebrazione della S. Messa in chiesa Madre; tale processione aveva come meta la chiesa San Giuseppe (o talvolta la chiesa Maria Ausiliatrice); dal 2014 la processione dell’1 luglio ha come meta la chiesa di Sant’Antonio (Il Convento), riaperta nel dicembre del 2013. Il 2 luglio mattino, dopo la S. Messa solenne, la processione dal Convento alla Chiesa San Giuseppe; la processione della sera per altre vie cittadine, quindi la grande celebrazione eucaristica cittadina in piazza Garibaldi e il rientro del fercolo nella Chiesa Madre, salutato da un grande spettacolo pirotecnico che chiude i festeggiamenti.

Per tutta la durata dei festeggiamenti numerosi eventi artistico-culturali, spettacoli e competizioni sportive a cura delle varie associazioni cittadine.

festa s. febronia 2 luglio 2015 (10)

VEDI VIDEO DELLA FESTA

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A cura di Giuseppe Maggiore

per Amedit-Amici del Mediterraneo

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FESTA S. FEBRONIA, Patrona di Patti (ME)

14 maggio 2011
DOMENICA 24 LUGLIO 2011
 
Le campane suonano a festa sin dal primo mattino, in giro per le strade si nota una particolare aria di gioiosa animazione mista alla curiosità presente negli sguardi dei turisti mentre le ultime bancarelle si apprestano ad adornare con i loro suoni ed i loro odori una città che già da un mese vive immersa nell’atmosfera di questo giorno così speciale: è la festa del Patrono, la festa di Santa Febronia. In quest’ultimo giorno di grandi manifestazioni, durate quasi un mese, la cittadinanza attende le prime luci del tramonto per dare inizio ai festeggiamenti; nella Cattedrale, infatti, ha luogo la solenne messa pontificale vespertina presieduta dal Vescovo della Diocesi e con la partecipazione delle più alte autorità cittadine oltre che dei fedeli giunti in preghiera verso la loro secolare protettrice. Al termine della messa l’attenzione si sposta nella piazza antistante la cattedrale, dove si attende che i “portatori” issino sulle due vare il simulacro della Santa e le di lei reliquie (giunte a Patti il 5 luglio dell’anno 1661) per poi trasportarle entrambe fuori della Cattedrale salutate dal “grido” festoso della torre campanaria; colmata l’attesa, l’urlo “Evviva Santa Febronia” accompagna la vara sulle spalle dei portatori: ha inizio la solenne processione che si snoderà lungo le vie principali del centro cittadino.
Il percorso è colorato a giorno da festosi impianti di illuminazione mentre nei balconi e sui davanzali delle case dominano le candele accese ed il rosso sfarzoso delle “bandiere di Santa Febronia”; qui il lungo corteo sfila in preghiera e devozione avvolto dal suono della banda cittadina e dalle centinaia di persone sistematesi lungo le vie e le piazze che saranno raggiunte e nelle quali si sosterà per un breve attimo di preghiera; raggiunta la piazza Marconi, centro cittadino, la processione (cui partecipano anche le autorità cittadine e le varie Confraternite quali quella di “Sant’Antonio abate” di Patti e quella di “San Teodoro martire” di Sorrentini) fa lentamente ritorno in Cattedrale; giunti davanti al portale settecentesco della basilica, il già citato grido “Evviva Santa Febronia” accompagna nuovamente la Santa nella sua originale dimora dove il vescovo e l’arciprete volgono il loro saluto alla cittadinanza in ringraziamento alla loro partecipazione. Pochi minuti più tardi se ci si affaccia sulla balconata di fronte al portale normanno della basilica, si può assistere ad uno spettacolare quanto suggestivo “show” di fuochi d’artificio a conclusione delle numerose manifestazioni dedicate alla nostra Santa Patrona: un altro anno ancora e i suoi devoti fedeli la riabbracceranno di nuovo.
 
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FESTA DI S. FEBRONIA-TROFIMENA, Patrona di Minori (SA)

13 maggio 2011
Festeggiamenti in onore di S.Febronia-Trofimena
Patrona della Città di Minori
e Compatrona della Costiera Amalfitana.Tre sono le feste che si celebrano un suo onore nel corso dell’anno: 5 Novembre, 27 Novembre e il 13 Luglio.
Il 5 Novembre viene festeggiato anche l’onomastico e si fa risalire questa festa alla data del Ritrovamento delle spoglie sella Santa sulla spiaggia di Minori.Il 27 Novembre si festeggia il Rinvenimento dell’urna, che era stata nascosta per evitare ulteriori saccheggi da parte dei Longobardi.

Il 13 Luglio, che è diventata nel corso degli anni la festa probabilmente più importante in quanto cade nel periodo estivo, è attribuito alla Santa un Miracolo: Minori stava per essere attaccata dalle imbarcazioni dei predoni infedeli arabi del “Barbarossa”. La popolazione allora invoca l’aiuto della Santa che in una bellissima giornata estiva fa scatenare una tremenda tempesta che sbaraglia le imbarcazioni dei predoni mussulmani. Tale miracolo è riconducibile ai reali saccheggi subiti dalle città della Repubblica Amalfitana per mezzo di vari predoni corsari.

Santa Febronia-Trofimena aveva enorme venerazione nel territorio della Repubblica marinara d’Amalfi, ed ancora tutt’oggi la festa di S. Febronia-Trofimena è molto sentita dai discendenti di quegli amalfitani. In tempi più vicini ai nostri degli emigranti minoresi a New York hanno eretto una cappella anche in questa città americana e possiedono una copia fedele della statua che viene portata in processione per celebrare, al di la dell’atlantico la festa di Santa Febronia-Trofimena, Patrona di Minori.

I festeggiamenti del 13 Luglio, si concludono alle ore 23.00 con il tradizionale e suggestivo spettacolo pirotecnico sullo specchio d’acqua antistante Minori.

trofi2La Basilica di Santa Trofimena
Le vicende storiche di Minori sono strettamente legate al culto e alla venerazione per la Santa Martire Febronia-Trofimena, di cui, per più di un millennio, la cittadina ha conservato gelosamente le reliquie. L’urna contenente i resti della Santa fu rinvenuta, come riporta la tradizione, sulla spiaggia di Minori forse tra il VI-VII secolo.
Riconosciuta subito come Santa, i cittadini di Minori edificarono in suo onore un’imponente Basilica, ma le sue reliquie furono trasferite ad Amalfi per timore delle incursioni dei Longobardi che, nonostante ciò, nell’anno 839 riuscirono a trafugarle e a trasportarle a Benevento per opera del principe Sicario. Per intercessione del principe Radelchi e del Vescovo di Benevento, le sacre spoglie della Santa furono riportate a Minore dagli Amalfitani con solenne processione di clero e di popolo il 13 luglio 840 e nascoste gelosamente nella Basilica che nel 987, con l’elevazione di Minori a sede vescovile, divenne la cattedrale minorese.
Col passare dei secoli, però, si perse la memoria riguardo alla posizione esatta in cui erano state nascoste le reliquie. Soltanto verso la metà del Settecento, quando per volere del Vescovo Silvestro Stanà si iniziò a ricostruire la cattedrale, esse furono ritrovate, nella notte del 27 novembre 1793. A partire da quella data le reliquie sono custodita nella Cripta sotto il presbiterio della nuova cattedrale, che dalla prima metà del sec. XIX ha assunto l’aspetto attuale.

Basilica di S. Febronia-Trofimena.  Urna con le reliquie della Santa.

Basilica di S. Febronia-Trofimena.
Urna con le reliquie della Santa.

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Patti (Me): ritrovato carteggio inedito del 1500 su S. Febronia

1 maggio 2011

febronia a pattiCirca diecimila fogli di carta dal 1500 in poi sono stati salvati dal cassonetto dei rifiuti. Si tratta di alcuni manoscritti di Biagio Tommaso Giardina, autore pattese finora sconosciuto, nato alla fine del 1700 e deceduto intorno agli anni ’50 dell’Ottocento. A dare notizia del ritrovamento dell’importante carteggio è stato Nicola Calabria, presidente della società pattese di Storia Patria che ha recuperato tutto il materiale cartaceo. Gli scritti adesso verranno catalogati e schedati e saranno destinati all’archivio storico della società pattese di Storia Patria. “Si tratta di circa diecimila fogli di carta nei quali è possibile trovare – spiega Calabria – notizie storiche e curiosità sulla città di Patti ma anche su diverse famiglie pattesi.

Tra queste carte abbiamo trovato con nostra sorpresa i sonetti, le traduzioni, i commenti letterari e altri manoscritti di Biagio Tommaso Giardina fino ad oggi sconosciuto come autore”. Il manoscritto più interessante riguarda Santa Febronia, patrona della città di Patti, dal titolo: “Accademia per la nostra concittadina pattese Santa Febronia nell’anno 1822 nel giorno 23 di luglio, composta dal dottor. D. Biaggio Tommaso Giardina di Patti, rappresentata nella chiesa dei R.R. P.P: reformati sotto titulo di Santa Maria del Gesù. Ed altre diverse poesie del medesimo autore di Giardina secondo l’occurrenti occasioni”.

Il manoscritto è composto di 60 pagine è comprende sonetti, poesie dedicate a Santa Febronia chiamata anche Trofima o Trofimena, appunti personali dell’autore e sentenze del Tribunale visto che Giardina ricopriva anche la carica di conciliatore. “La parte dedicata a Trofima o Santa Febronia – continua Nicola Calabria – è certamente un atto di fede nei confronti della patrona della città e testimonia un culto vivo e molto ben radicato nel paese. L’autore canta Santa Febronia come protettrice dai terremoti che hanno caratterizzato la vita di Patti nel corso dei secoli”. Nel manoscritto l’autore fa riferimento al tempio di Giove che secondo alcuni studiosi sorgeva sull’omonimo monte presso la località attualmente denominata Mongiove. DI questo tempio però si hanno solo notizie frammentarie e discontinue. Invece Biaggio Gidina, in una delle sue pagine, racconta di come l’edificio sia crollato a seguito del terremoto del 1823. Egli scrive infatti: “vidi cader sul suol precipitar nel mare”. Quanto sia attendibile la notizia è tutta da verificare.

Alcuni anni addietro dei sommozzatori trovarono nelle acque del mare davanti il Monte in questione delle colonne, questo non vuol dire che appartengono alla struttura del tempio, ma certamente fanno sorgere dei dubbi, come spiega Calabria. Sicuramente il tempio esisteva poiché sulla sommità del monte è possibile trovare dei cocci e fino a qualche anno addietro si potevano addirittura vedere dei ruderi. In una foto dell’archivio del centro di Storia Patria di Patti è possibile vedere tracce di una costruzione sul monte, anche se non si upò dire con certezza che si tratti del tempio di Giove. “Tutta l’area del Monte Giove peraltro è conosciuta agli archeologi” ci spiega Nicola Calabria “per il rinvenimento di reperti risalenti al II-I sec a.C., ma anche per l’esistenza su uno dei fianchi del monte di un vasto insediamento preistorico, ricoprente un’area di alcune migliaia di mq, e di una necropoli”.

26 / 03 / 2008

Ritrovato manoscritto su Santa Febronia patrona di Patti Sono stati salvati dal cassonetto dei rifiuti i manoscritti e le opere di Biaggio Tomaso Giardina autore pattese finora sconosciuto nato alla fine del 1700 e deceduto intorno agli anni 50 dell’800. A darne notizia Nicola Calabria Presidente della Società Pattese di Storia Patria che ha recuperato tutto il materiale cartaceo che verrà schedato e catalogato per l’Archivio Storico della Società Pattese di Storia Patria. “Si tratta di circa diecimila fogli di carta dal 1500 in poi nei quali è possibile trovare” ci spiega Nicola Calabria “notizie storiche e curiosità sulla città di Patti ma anche su diverse famiglie pattesi. Tra queste carte abbiamo trovato con nostra sorpresa i sonetti, le traduzioni, i commenti letterari e altri manoscritti di Biaggio Tommaso Giardina fino ad oggi sconosciuto come autore. Il manoscritto più interessante porta come titolo “Accademia. Per la nostra Concittadina Pattese S. Febronia nel anno 1822 nel giorno 23 di luglio. Composta dal Dr. D. Biaggio Tommaso Giardina di Patti rappresentata nel Chiesa dei R.R. P.P: reformati sotto titulo di S. Maria del Gesù. Ed altre diverse Poesie del medesimo autore di Giardina secondo l’occurrenti occasioni”.

Il manoscritto è composto di 60 pagine è comprende sonetti, poesie dedicate a Santa Febronia chiamata anche Trofima o Trofimena patrona della città e appunti personali dell’autore, sentenze del Tribunale visto che ricopriva la carica di conciliatore. “La parte dedicata a Trofima o Santa Febronia” spiega Nicola Calabria “è certamente un atto di fede nei confronti della patrona della città e testimonia un culto vivo e molto ben radicato nel paese. L’autore canta Santa Febronia come protettrice dai terremoti che hanno caratterizzato la vita di Patti nel corso dei secoli”. “Il manoscritto si rivela eccezionale” ci spiega Nicola Calabria “per i riferimenti al Tempio di Giove che secondo alcuni studiosi sorgeva sul Monte Giove presso la località denominata Mongiove. Di questo tempio abbiamo solo notizie frammentarie e discontinue. Biaggio Giardina in una delle sue pagine scrivendo delle vicende di Santa Febronia e del terremoto del 1823 narra di questo tempio che sembrerebbe sia crollato a seguito del terremoto del 1823, infatti egli scrive “vidi cader sul suol precipitar nel mare”. Quanto sia attendibile la notizia è tutta da verificare. Alcuni anni addietro dei sommozzatori trovarono nelle acque del mare davanti il Monte in questione delle colonne, questo non vuol dire che appartengono alla struttura del tempio, ma certamente fanno sorgere dei dubbi”. “Il tempio di Giove” ci dice Nicola Calabria “sicuramente esisteva, e sarebbe opportuno verificare attraverso dei saggi la sua esistenza. Sul monte, in alto è possibile trovare dei cocci, e fino a qualche anno addietro si vedevano dei ruderi. Presso il nostro archivio si trova una foto del 1985 nella quale è possibile vedere tracce di una costruzione, che non vuol dire che si tratta del tempio di Giove”. “Sarebbe però importante che si avviassero” continua Nicola Calabria “delle ricerche archeologiche per individuare il sito dove sorgeva il tempio”. “Tutta l’area del Monte Giove peraltro è conosciuta agli archeologi” ci spiega Nicola Calabria “per il rinvenimento di reperti risalenti al II-I sec a.C., ma anche per l’esistenza su uno dei fianchi del monte di un vasto insediamento preistorico, ricoprente un’area di alcune migliaia di mq, e di una necropoli”. “Tutta l’area potrebbe” continua Calabria “potrebbe diventare un’enorme risorsa economica per la frazione di Mongiove, se si valorizzasse tutto il patrimonio esistente, che attirerebbe sicuramente molti turisti interessati all’archeologia e al cultura in genere”. 26/03/2008

LEGGI ANCHE LA VERA STORIA: Santa Febronia – Chi è

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I segreti di Santa Febronia

1 maggio 2011

Non era una ragazza uccisa dal padre ma una monaca orientale martirizzata nel 305. Dopo quattro secoli, studiosi a convegno svelano il mistero della protettrice di Patti.

Febronia, la santa protettrice di Patti, esce dalla leggenda per entrare nella storia e stravolge le secolari credenze che vogliono si tratti di una ragazza pattese scacciata e uccisa dal padre su una spiaggia della Marina perché, cristiana, aveva fatto voto di castità. Il corpo portato dal mare approdò a Minori, nel Salernitano dove viene ancora oggi venerata con il nome di Santa Trofimena. Studiosi di tutta Italia, tra cui il Benedettino belga Réginald Grégoire cattedratrico di Urbino, agiografo della segreteria di Stato di Papa Paolo VI, dice “no” alla leggenda e conferma le tesi storiche di Giuseppe Arlotta, autore di una ricerca scientifica sulla Santa e che dimostra che si tratta di religiosa orientale martirizzata nel 305. Lo studioso locale don Alfonso Sidoti, responsabile dell’Arca Magna della Curia, resiste sulla tradizione e taccia di “dilettantismo” il lavoro di ricerca storica. Due tesi dunque a confronto: quella di uno studioso autore di un libro che non fa riferimento ad alcun testo liturgico che possa testimoniare l’antico culto di Febronia e le nuove scoperte, documentate negli archivi di Minori e Patti, da cui si deduce che la Santa pattese sia una suora di Sibapoli in Mesopotamia, l’odierna Nusaybin in Turchia, il cui culto si è diffuso in tutto l’impero bizantino a partire dalla prima metà del VII secolo, per un riguardo nei confronti dell’imperatore Eraclio (610-641) la cui figlia si chiamava Febronia, mentre le reliquie della Trofimena sarebbero un “falso” storico voluto dalla Chiesa di Minori nel Salernitano che coinvolge ancora anche la Chiesa pattese. Febronia di Sibapoli durante le persecuzioni dei cristiani ordinate da Diocleziano fu condotta davanti al giudice Seleno, che la condannava ma che nello stesso tempo le proponeva salva la vita in cambio delle nozze col nipote. Dopo quattro secoli viene fuori il grande imbroglio, perché gli studiosi scoprono scientificamente la verità tra mille ostinazioni ma anche tra tanto desiderio della Chiesa ufficiale pattese che vuole sapere di più sulla sua Santa. La leggenda pattese che si fa risalire al III secolo dopo Cristo per una Santa che non esiste negli antichi martirologi siciliani e sulla quale il benedettino Grégoire dice e scrive “non esiste una Santa Febronia di Patti , è un culto introdotto sotto l’effetto di un gusto bizantineggiante, senza documentazione certa. Febronia di Patti o Trofimena di Minori sono un abuso agiografico, mentre tutte e due non sono la stessa persona.

Trani - Museo Diocesano Busto reliquiario di S. Febronia, XVII sec.

Trani – Museo Diocesano
Busto reliquiario di S. Febronia, XVII sec.

Tutto è un falso – continua il benedettino – costruito nel XVI secolo”. Un falso costruito a Minori ed esportato a Patti anche nel 1968, quando Mons. Giuseppe Pullano, vescovo del tempo, decise di portare in processione i resti della Santa Trofimena fatti arrivare dalla città della riviera Amalfitana. Gli studiosi continuano, scavando negli archivi e capovolgono persino l’esile leggenda sulla quale si fondava il credo per la Santa di Minori. Trofimena, oltre a non essere la ragazza uccisa a Patti e trasportata dal mare sulla spiaggia di Minori per essere trovata da una lavandaia, non è la Santa che i Minoresi venerano ma le ossa ritrovate, le prime tra i tanti sepolcri, da un pastaio, tale Gioacchino Farace, nel 1793, dopo 1500 anni, durante i lavori di ristrutturazione della Cattedrale. Il vescovo di Ravello, tre giorni dopo, autenticò come veri i resti per fare piacere alle autorità cittadine e religiose della stessa Minori, desiderosi questi ultimi di soddisfare i dubbi dei fedeli, stanchi di cercare una Santa inesistente. I minoresi pretesero allora di aver trovato il corpo della Santa nella Cattedrale di Minori, in quella cappella in cui per secoli erano stati sepolti i notabili della città. Tutto sembrava al suo posto: il legame tra Febronia di Patti e Trofimena di Minori lo si fa apparire come un tutt’uno. Le due città avevano raggiunto il loro prestigio perché la prima aveva dato i natali alla santa mentre l’altra ne aveva ritrovato e custodito il corpo. Nei secoli Minori manda pezzi di reliquie a Patti, prima un quarto di ginocchio nel 1665, nel 1673 il frammento di un braccio e il 5 luglio del 1968 il vescovo Pullano riceve finalmente una costola. Ma oggi il credente rifiuta gli schemi mentali dell’età moderna perché anacronistici e perché legati ad una Santa Febronia-Trofimena che i pattesi ancora oggi definiscono la protettrice dei forestieri cioè una Santa costruita agiograficamente per le esigenze dei forestieri di Minori, una Santa che, pur essendo la patrona di Patti, è venerata solo in una parte della città, nella parrocchia di San Bartolomeo. La Febronia di Sibapoli è invece venerata in molte città europee, così ha illustrato Paolo Chiesa, della università di Udine. “L’agiografia della suora di Sibapoli, ha confermato il benedettino Grégoire, contiene una moltitudine di messaggi biblici e pone la Santa come un modello di virtù da imitare”.

Basilio Caporlingua

su “Centonove” 4 settembre 1998

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